I Tre Elementi

I tre elementi

Nel gabinetto di riflessione sono simboleggiati tre “Principi”, essi sono: il mercurio, lo zolfo, il sale.

Il Mercurio

Il Mercurio è un simbolo alchemico universale. Generalmente principio passivo, umido yin. Il ritorno al mercurio indica nell’alchimia la soluzione (nel senso di disciogliere), la regressione allo stato indifferenziato. Così come la donna è sottoposta all’uomo, così il mercurio è subalterno allo zolfo. Il mercurio, il “shui-yin”, argento liquido, dei cinesi, corrisponde al drago, ai liquidi corporei, al sangue e al seme, ai reni, e quindi all’elemento Acqua. L’alchimia occidentale l’oppone allo zolfo, l’alchimia cinese al loro composto: il cinabro. L’alternanza mercurio/cinabro, ottenuta attraverso calcinazioni successive, è quella dello yin e dello yang, della morte e della rigenerazione. Secondo certe tradizioni occidentali, il mercurio è il seme femminile e lo zolfo il seme maschile: la loro unione sotterranea da luogo alla produzione dei vari metalli.

Il mercurio ha il potere di purificare e di fissare l’oro, ed è considerato sia un cibo d’immortalità, ma anche un simbolo di liberazione. Il mercurio alchimistico è il simbolo del “Soma”, il tramite dell’immortalità di cui il tantrismo cerca di controllare la secrezione e la circolazione. Forse esso è anche il mezzo della liberazione tantrica mediante il rafforzamento del corpo. La scienza del mercurio è in ogni caso l’espressione della scienza della rigenerazione interiore, che noi conosciamo sotto il nome di yoga, si ritiene che la prima ottenga l’oro puro, il secondo l’immortalità.

(Danielou Jean il mistero dell’avvento, Brescia 1966, / Eliade Mircea, Yoga e immortalità Milano 1973.)

Secondo l’analisi astrologica, Mercurio viene dopo le due luci principali, il Sole, astro di vita, e la Luna, astro della generazione, cioè della manifestazione vitale del nostro mondo transitorio. Se il Sole è il Padre Celeste e la Luna la Madre Universale, Mercurio (o Hermes) si presenta come il loro figlio. Il mediatore Mercurio, il dio mitologico dai piedi alati, era il messaggero dell’Olimpo. Ciò equivale a dire che Mercurio è essenzialmente un principio di collegamento, di scambio, di movimento e di adattamento

Se a tutto ciò si aggiunge che il suo attributo è il Caduceo, la verga con due serpenti intrecciati, si può intravedere nel simbolo una natura duplice in cui sono presenti principi contrari e complementari: tenebre-luce, basso-alto, sinistra-destra, femminile-maschile… Questo moto interno costituisce la condizione iniziale dello sviluppo dell’intelligenza: separarsi dalle cose per non confondersi in esse e prendere le distanze da se stessi. L’effetto di questo metodo contribuisce ad allontanare dall’istinto e a reprimere la vita sensibile per affermare il mondo della ragione. Il processo mercuriale è l’ausiliario dell’ Io, incaricato di distoglierci dalle seduzioni della soggettività e di guidarci in un percorso sempre più ricco di contatti, con il mondo spirituale. Di fronte alla doppia pressione delle pulsioni interiori e delle sollecitazioni esterne, esso è il migliore agente di adattamento alla vita.

Lo Zolfo

Lo zolfo è il principio attivo dell’alchimia, quello che agisce sul mercurio inerte e lo feconda, o altresì lo uccide. Lo zolfo corrisponde al fuoco come il mercurio all’acqua, è il principio generatore maschile la cui azione sul mercurio, la sua combinazione produce i metalli. Esso manifesta la Volontà celeste (a cui corrisponde significativamente la pioggia di zolfo di Sodoma) e l’attività dello Spirito. Lo zolfo rosso dell’esoterismo musulmano indica “l’Uomo universale” – che è anche rappresentato da una fenice, e perciò il prodotto della terza fase ermetica, “l’Opera al rosso”. L’azione che lo zolfo produce sul mercurio è di trasmutazione. Uccidendolo si produce il cinabro, che è una droga di immortalità. Il rapporto costante dello zolfo con il fuoco lo mette talvolta anche in connessione con il simbolismo infernale.

(Mircea Eliade, Forgerons et Alchimistes Paris 1956 / Guenon Renè, la Grande Triade Roma).

Secondo un’altra tradizione esoterica, che si ricongiunge alla prima, lo zolfo rappresenta il soffio igneo e designa lo sperma minerale. E dunque egualmente legato al principio attivo. Esso apporta la luce o il colore.

(Alleau Renè, Aspects de l’Alchimie traditionelle, Paris 1953,pag. 245).

Lo zolfo rosso (kibrit ahmar, in arabo), la cui esistenza è leggendaria, si troverebbe all’ovest in vicinanza del mare e sarebbe assai raro. Perciò, per indicare un uomo che non ha pari, lo si chiama “zolfo rosso”.

(Encyclopédie de l’Islam, 5° vol. Paris 1938).

Lo zolfo rosso è paragonato alla transustanziazione dell’anima attraverso l’ascesi (Massignon L., la passion di al-Hallaj, Paris 1922, pag. 931). Secondo il simbolismo alchemico dei mistici musulmani, l’anima, irrigidita in una sterile durezza, deve essere liquefatta, poi congelata, operazioni seguite dalla fusione e dalla cristallizzazione. Le forze dell’anima sono paragonate alle forze della natura: calore, freddo, umidità, siccità.

Nell’anima, le forze corrispondenti sono in relazione con due principi complementari, analoghi allo zolfo e al mercurio dell’alchimista. Nel Sufismo il mercurio indica la plasticità della psiche e lo zolfo l’atto spirituale. Per Ibn Al ‘Arabi, lo zolfo designa l’azione divina (al-Amr) e il mercurio la natura nel suo insieme (Burckhard Titus, Introduction aux doctrines ésotérique de l’Islam, Lione 1955, pag.109).

Si sa che il colore della Pietra filosofale è rosso.

Per gli alchimisti, lo zolfo è nel corpo come il Sole è nell’Universo. L’oro, la luce, il color giallo, interpretati nel senso infernale dei loro simboli, denotano l’egoismo orgoglioso che cerca la saggezza soltanto in sé, che diviene la propria divinità, il proprio principio e il proprio scopo.

(Portal Frederic, Des couleurs symbolique, dans l’Antiquité, le Moyen Age et les Temps Moderne, Paris ,1837, pag. 84).

Questo lato nefasto del simbolismo del Sole e del colore giallo è rappresentato dallo zolfo satanico della tradizione cristiana: nell’ Antico come nel Nuovo Testamento. Sodoma è consumata da una pioggia di zolfo e il castigo promesso ai malvagi nel libro di Giobbe riprende la stessa immagine:” la luce si oscurava sotto la tenda … Lo zolfo era sparso nella sua dimora … egli è sospinto dalla luce alle tenebre”, (Giobbe, 18,6). La fiamma gialla affumicata, dello zolfo, è per la Bibbia questa “anti-luce” devoluta all’orgoglio di Lucifero. La luce è divenuta tenebre: «Prendi dunque e guarda che la luce che è in te non sia tenebra» (Luca, 11, 36). Lo zolfo dunque è come un simbolo di colpevolezza e di castigo, ed è per questo che lo sì impiega nel paganesimo per la purificazione dei colpevoli.

(Portal Frederic, Des couleurs symbolique, dans l’Antiquité, le Moyen Age et les Temps Moderne, Paris ,1837, pag.86).

Il Sale

I diversi aspetti del simbolismo del sale derivano dal fatto che esso è estratto dall’acqua del mare mediante evaporazione: esso è, secondo L.C. de SaintMartin, un fuoco liberato dalle acque, al tempo stesso quintessenza ed opposizione. Nella mitologia giapponese, la divinità creatrice “Izanagi” con il sale estratto dalle acque primordiali, costituì il mondo. Con significato opposto invece, il granello di sale mescolato all’acqua e sciolto in essa, è un simbolo tantrico del riassorbimento dell’io nel Sé universale. Il sale è ad un tempo mezzo di conservazione di alimentì e di distruzione per corrosione. Per questo il suo simbolo si applica “alla legge delle trasmutazioni fisiche come alla legge delle trasmutazioni morali e spirituali” (Devoucoux M. Etudes d’archeologie traditionnelle, Etudes traditionelles, Parigi 1957). Il Cristo come sale della terra (Matteo. 5, 13) rappresenta senz’altro la forza e la salvezza, ma anche la protezione contro la corruzione. Dobbiamo indubbiamente attribuire a questa proprietà l’uso del sale come mezzo di purificazione nello Shintóismo: lzanagi, ritornando dal regno dei morti, si era purificato nell’acqua salata del mare. La virtù purificatrice e protettrice del sale, è utilizzata nella vita corrente giapponese come nelle cerimonie “Shintó”: la raccolta del sale è oggetto di un importante rituale. Posto in piccoli mucchi all’ingresso delle case, sul parapetto dei pozzi, agli angoli dei terreni di lotta, o sul suolo dopo le cerimonie funebri, il sale ha il potere di purificare i luoghi e gli oggetti che inavvertitamente venissero contaminati.

Condimento essenziale e fisiologicamente necessario alla vita il sale è evocato nella liturgia battesimale. Sale della saggezza, e perciò simbolo di nutrimento spirituale. Il carattere penitenziale che talvolta gli si attribuisce è quanto meno secondario. Per gli stessi motivi, il sale era un importante elemento del rituale ebraico: ogni vittima doveva essere consacrata con il sale. La consumazione in comune del sale ha talvolta il valore di comunione, di legame, di fraternità. Si divide il sale come si divide il pane.

Combinazione, e dunque neutralizzazione, di due sostanze complementari, il sale è, oltre che prodotto finale, anche formazione di cristalli cubici: questa è l’origine del simbolismo ermetico. Il sale è la risultante e l’equilibrio delle proprietà dei suoi componenti. All’idea di mediazione si aggiungono quelle di cristallizzazione, di solidificazione, ed anche quella di stabilità, come precisa la forma dei suoi cristalli.

(Avalon A., Il potere del serpente, Roma 1968).

Il sale è simbolo di incorruttibilità. Per questo l’alleanza del sale indica un’alleanza che Dio non può infrangere (Numeri, 18,11; Cronache 13,5. Levitico 2,13) Questa fa riferimento al sale che deve accompagnare le oblazioni. In quanto sale dell’alleanza, deve esser presente in ogni sacrificio. Per i Semiti consumare insieme il pane e il sale significa stringere un’amicizia indistruttibile. Le tribù nomadi del deserto sapevano che il sale è vita, perché una dieta senza sale nel deserto conduce rapidamente alla morte. Identico significato si trova in Filone Alessandrino, quando descrive il nutrimento dei Terapeuti durante il Sabato: esso è composto di pane, di sale, d’issopo (l’erba della purificazione) e di acqua chiara. I pani dell’offerta erano accompagnati dal sale. In virtù del carattere rituale, l’uso del sale sarà adottato dai cristiani nel corso di digiuni, battesimi, eccetera.

(Joubert Annie, La notion d’alliance dans le judaisme, Paris 1963 pag.47, sg.).

Il sale può avere un significato simbolico del tutto diverso e opporsi alla fertilità. I Romani spargevano il sale sul suolo delle città che avevano raso a terra, per renderlo sterile per sempre. I mistici paragonano talvolta l’anima ad una terra salata o, al contrario, ad una terra fertilizzata dalla rugiada della grazia; «che scompaia la salsedine dell’antica condanna», (Guglielmo di SaintThierry, ispirandosi al Salmo 106, 34.) La terra è sterile perché salata, dirà ancora Guglielmo, citando un testo di Geremia, (Geremia, 17, 6). Tutto ciò che è salato è amaro. L’acqua salata è quindi un’acqua di amarezza, che si oppone all’acqua chiara fecondante.

Parlando di sale esiste una contraddizione di fatto si dice che il sale sia la sintesi dei due elementi precedenti Zolfo e Mercurio ma normalmente quando parliamo di sale ci riferiamo al sale marino mentre la sintesi dei due principi precedenti da origine ad un altro elemento: Il Cinabro.

Cinabro

Il cinabro è il solfuro rosso di mercurio, e in esso si riconoscono i due elementi basilari dell’alchimia universale: lo zolfo e il mercurio. La forma antica del carattere “tan”, che lo designa in cinese, rappresenta d’altronde il cinabro entro il fornello dell’alchimista. Mentre un’altra forma arcaica evoca la trasformazione dell’uomo attraverso l’uso del cinabro. Esso è per eccellenza la droga dell’immortalità, poiché è rosso (colore del fasto e colore del sangue) e perché se ingerito ritualmente, a scopo alchemico rende il corpo rosso, ossia ne ringiovanisce il colore e gli dà la luminosità del sole. Notiamo inoltre che l’uso di ingerire cinabro non è peculiare della Cina, ma è riscontrabile anche in India e in Europa, dove fu raccomandato anche da Paracelso.

Occorre porre in evidenza che il simbolismo del cinabro non risulta dalla sua qualità di sale, che combina lo yin e lo yang neutralizzandone gli effetti reciproci (l’alchimia cinese non tiene conto dello zolfo): quello che si cerca di ottenere è lo yang allo stato puro, oro e cinabro. Questo risultato si ottiene per successive calcinazioni, effettuate allo scopo di liberare il mercurio. L’alternanza cinabro-mercurio è il simbolo della morte e della rinascita, della rigenerazione perpetua, alla maniera della fenice che rinasce dopo la combustione. Il simbolismo del cinabro si stabilisce dunque su due piani:

1) l’operazione alchimistica che realizza simbolicamente la rigenerazione;

2) l’ingestione del prodotto, che si ritiene conferisca l’immortalità fisica e psichica .

Esiste chiaramente una gerarchia fra queste due concezioni e, giustamente, i testi cinesi danno il primato alla prima. La longevità corporale è, dunque essa stessa, solo un risultato secondario.

(Eliade Mircea, Forgerons et alchimistes,Paris 1956), (Griaule Marcel, Le traitè de la fleur d’or du supreme Un, Paris 1966).